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Francesco Colaleo.

Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, i quali si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell’io normale, ha una propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto, oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di vero e proprio sdoppiamento dell’io. […] Talché veramente può dirsi che due persone vivono, agiscono a un tempo, ciascuna per proprio conto, nel medesimo individuo. Con gli elementi del nostro io noi possiamo perciò comporre, costruire in noi stessi altri individui, altri esseri con propria coscienza, con propria intelligenza, vivi e in atto

Francesco è un personaggio di una profondità rara. La sua personalità poetica e teatrale lo rendono agevolmente accostabile al personaggio pirandelliano dell’Enrico IV in quanto vive la sua vita sdoppiandosi continuamente tra mascheramento del suo io più profondo, attraverso la follia, e personaggio artistico del genio ribelle.


La maschera dell’io indossata da Francesco si può ben spiegare attraverso le specialità astrologiche dello scorpione: carattere deciso, testardo, passionale, schietto e che contiene in sé tutte le ricchezze e le proprietà dello zodiaco. Non è affine a tutti ma predilige nei suoi compagni di vita la verità alla menzogna, la schiettezza all’accondiscendenza e la chiarezza all’oscurità.


Il personaggio artistico di Francesco invece riassume in sé le caratteristiche del genio irrequieto dall’energia straripante. In scena il personaggio di Francesco è molto imponente. Fonte interminabile di ispirazione, fantasia, misticismo.


È una maschera trasparente con fasci di luce di passionalità e follia. Coinvolgente, emotivo, sensibile e irascibile. Sguardo fiero e composto, postura eretta e sicura. Un involucro apparentemente forte ma tenero al suo interno.

Francesco pare mantenere in scena un equilibrio destabilizzante che cattura lo spettatore in un vortice di emozioni portandolo in uno stato di quiete interiore.


La sua personalità, forte e fragile allo stesso tempo lo tiene in balia degli altri e di sé stesso. Sensibile e comprensivo, Francesco si trova nel bel mezzo di un percorso artistico di consapevolezza che lo porta a analizzare tutto quello che gli sta intorno percependone il peso ma carpendone la bellezza.


Qualsiasi elemento della vita quotidiana diviene motivo di riflessione e di trascrizione scenica così che il confine tra vita privata e arte diventi via via più impercettibile.


Se Enrico IV maschera il suo temperamento folle con l’esasperazione che nella sua vita lo porterà al suicidio, Francesco mette in scena il se danzante trasponendo le problematiche e le turbe umane in creazione artistica.

Nudo, passionale, isterico, spasmodico se ne sta ad osservare e rappresentare la metafora della sua vita.


In certi momenti di silenzio interiore, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti, noi vediamo noi stessi nella vita, e in se stessa la vita, quasi in una nudità arida, inquiétante; (…) allora la compagine dell’esistenza quotidiana, (…) ci appare priva di senso, priva di scopo; (Pirandello: L’umorismo. Oscar Mondadori, 1986, p. 160-61.)
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